Secondo il Ministero della Salute i rischi potenziali sono la riduzione della funzionalità visiva con danni alla retina e possibilità di incidenti

Il settore dell’illuminazione di ambienti, esterni e interni, si sta diffondendo sempre più l’utilizzo dei LED (Light-emitting diodes, diodi ad emissione di luce), per via delle loro caratteristiche di elevata efficienza luminosa, di durabilità e di risparmio energetico.

Parallelamente alla diffusione di questa tecnologia, negli ultimi anni tiene banco il dibattito sui possibili effetti dannosi per la salute e la sicurezza delle persone derivanti dall’esposizione alla luce dei LED.

Le osservazioni del Ministero della Salute

Sull’argomento è intervenuto il 27 aprile scorso l’allora ministro della Salute, Ferruccio Fazio. Rispondendo a un’interrogazione parlamentare, Fazio ha evidenziato che “rispetto ad altre tipologie di lampade, quali le lampade ad incandescenza o altre sorgenti di impiego più recente come le lampade alogene e le lampade compatte a fluorescenza (anche dette “a basso consumo”), le lampade a LED presentano alcune caratteristiche particolari dal punto di vista dei possibili rischi per la salute. Esse sono infatti caratterizzate: 1) da un’elevata radianza (una misura della “brillantezza” della sorgente) dovuta alle dimensioni molto ridotte della superficie emissiva; 2) da uno spettro di lunghezze d’onda fortemente spostato verso la regione blu dell’intervallo spettrale del visibile.”

“L’elevata radianza, o più precisamente l’elevata luminanza (una grandezza fisica correlata alla radianza che tiene conto delle proprietà delle diverse lunghezze d’onda di stimolare il fenomeno della visione), aumenta la probabilità di abbagliamento, consistente in una riduzione della funzionalità visiva, che può essere di due tipi: ‘debilitante’ o ‘fastidioso’”.

L’abbagliamento debilitante è una condizione reversibile che di per sé non costituisce un danno per la salute, ma tuttavia può implicare “rischi indiretti per la sicurezza per via della possibilità di incidenti”. L’abbagliamento cosiddetto “fastidioso”, invece, è una condizione che, “se protratta per lunghi periodi, può essere causa di stress, difficoltà di concentrazione, affaticamento visivo”.

Inoltre, ha aggiunto Fazio, “l’elevata radianza associata alle intense componenti nella regione blu dello spettro di emissione (non solo per quanto riguarda i LED che emettono esclusivamente luce blu, ma anche nel caso delle lampade LED “a luce fredda”), può rendere non trascurabile il rischio di danni alla retina di natura fotochimica.”

Le raccomandazioni dell’Agenzia francese ANSES

Il ministero della Salute ritiene rilevante la problematica emergente legata alla diffusione di questo tipo di lampade, in relazione ai possibili rischi per la salute e la sicurezza delle persone, e intende promuovere, pertanto, un approfondimento tecnico-regolamentare affinché in Italia vengano applicate raccomandazioni analoghe a quelle indicate dall’Agenzia nazionale francese per la sicurezza sanitaria (ANSES) nel suo Rapporto “Effets sanitaires des systèmes d’éclairage utilisant des diodes électroluminescentes (LED)”, pubblicato nell’ottobre 2010.

Tra le raccomandazioni dell’ANSES, si segnalano:

a) limitare la possibilità di mettere sul mercato lampade a Led ad uso domestico, o comunque accessibili alla popolazione generale, ai Led appartenenti ai gruppi di rischio 0 e 1, limitando l’utilizzo di Led appartenenti ai gruppi di rischio superiori agli usi professionali;

b) i fabbricanti dovrebbero ideare dei sistemi che non permettano la visione diretta del fascio luminoso emesso dai Led, al fine di evitare i rischi connessi all’abbagliamento;

c) proteggere in modo specifico i bambini e le altre categorie particolarmente sensibili al rischio, per esempio vietando l’utilizzo di sorgenti di luce emittenti una forte componente blu (ad es. le lampade a “luce fredda”) nei luoghi frequentati dai bambini o nei giocattoli;

d) definire mezzi di protezione adeguati per i lavoratori particolarmente esposti;

e) prevedere un’etichettatura relativa alle caratteristiche dei LED, in particolare il gruppo di rischio, anche ai fini dell’informazione per i consumatori;

f) nel caso di gruppo di rischio superiore a 0, valutare una distanza di sicurezza oltre la quale non è presente un rischio fotobiologico, e notificarla in maniera leggibile ai consumatori.

 

Fonte Notizia: Casaeclima